Installare virtualbox non ose su ubuntu/mint

Questo e’ un howto fondamentale per chi come me usa linux ma per necessita’ lavorative deve usare windows

innanzitutto prendiamo possesso con il prverbiale

$ sudo su

inseriamo quindi i repository necessari con

#nano /etc/apt/sources.list

inserendo la linea adeguata fra quelle qui sotto in base al vostro processore e alla vostra distribuzione

deb http://download.virtualbox.org/virtualbox/debian saucy contrib
deb http://download.virtualbox.org/virtualbox/debian raring contrib
deb http://download.virtualbox.org/virtualbox/debian quantal contrib
deb http://download.virtualbox.org/virtualbox/debian precise contrib
deb http://download.virtualbox.org/virtualbox/debian oneiric contrib
deb http://download.virtualbox.org/virtualbox/debian natty contrib
deb http://download.virtualbox.org/virtualbox/debian maverick contrib non-free
deb http://download.virtualbox.org/virtualbox/debian lucid contrib non-free
deb http://download.virtualbox.org/virtualbox/debian karmic contrib non-free
deb http://download.virtualbox.org/virtualbox/debian hardy contrib non-free
deb http://download.virtualbox.org/virtualbox/debian wheezy contrib
deb http://download.virtualbox.org/virtualbox/debian squeeze contrib non-free
deb http://download.virtualbox.org/virtualbox/debian lenny contrib non-free

aggiungiamo quindi la chiave

wget -q http://download.virtualbox.org/virtualbox/debian/oracle_vbox.asc -O- | sudo apt-key add -

e procediamo quindi con l’installazione

#apt-get update && apt-get install virtualbox-4.3

alla fine dell’installazione abbandoniamo il pc con ctrl+d

Installazione e configurazione di mldonkey serverHow to install and configure mldonkey server

Molte persone utilizzano software per applicazioni peer to peer, ma non tutti sanno dell’esistenza di mldonkey. In questo articolo vi spiegherò come installarlo e configurarlo. Prima di tutto prendiamo possesso della macchina con il proverbiale

$sudo su

A questo punto installiamo mldonkey-server con

#apt-get install mldonkey-server

adesso dobbiamo fermare il server che molto probabilmente sara’ mandato in esecuzione in maniera completamente automatica per fare cio chiaramente basta fare

#service mldonkey-server stop

adesso possiamo passare alla fase di configurazione mldonkey

#nano /var/lib/mldonkey/downloads.ini

una volta aperto il file inseriamo subito gli indirizzi ip della rete locale che verranno abilitati all’uso di mldonkey quindi basta cercare (non nano ctrl+w) allowed_ips e aggiungere gli indirizzi ip uno per riga fra virgolette e seguiti da un punto e girgola cosi’

"xxx.xxx.xxx.xxx";

In teoria mldonkey e’ gia’ pronto per funzionare ma prima di farlo ripartire consiglio a tutti di modificare le cartelle di scarico di mldonkey. Quindi dopo aver creato le cartelle files shared e directory, sempre con ctrl+w cerchiamo temp_directory per i file temporanei e ctrl+w shared_directories, giunti alla sezione modificate i tre pathname come segue: sopra alla riga all_files inserite il path della cartella shared sopra alla riga incoming_files inserite il path della cartella files sopra alla riga incoming_directories inserite il path della cartella directory il path delle cartelle deve essere inserito subito dopo la scritta dirname = aggiungendo il vostro path fra virgolette in questo modo

dirname = "/il/vostro/pathname"

A questo punto usccite dal vostro editor per nano ctrl+x e s (per salvare) e una volta usciti assegnate i diritti all’utente mldonkey con

chown mldonkey pathname/assoluto/delle/cartelle

questo ovviamente per tutte le cartelle. Fatto cio bassta fare

#service mldonkey-server start

per avviare il server. cediamo lo scettro del potere con il proverbiale ctrl+d

$

Lato client Io consiglio a tutti di utilizzare sancho di facile installazione e reperibile qui alla prossima.

#nano /var/lib/mldonkey/downloads.it

una volta aperto il file inseriamo subito gli indirizzi ip della rete locale che verranno abilitati all’uso di mldonkey

Squid facile facileSquid howto easy

Se avete una rete domestica e avete piu’ dispositivi ma frequentate quasi sempre le stesse pagine web questo howto e’ esattamente quello che fa per voi. Piccolo preambolo affinche questa cosa sia funzionale al 100% avete comunque bisogno di un server (casalingo) che si occupi dell’amaro compito di fare da proxy. Per prima cosa prendiamo possesso

$ sudo su

adesso installiamo squid

# apt-get clean && apt-get update && apt-get install squid

rispondiamo chiaramente si per confermare l’installazione, a questo punto non ci resta che configurare squid. Squid usa in modo massiccio il disco e tipicamente viene usata una partizione del disco dedicata a lui, ma in ogni caso è possibile usare il normale filesystem. Prima di passare alla configurazione vera e propria conviene fare una copia di sicurezza del file di configurazione originale

# cp /etc/squid/squid.conf /etc/squid/squid.conf.originale && chmod -w /etc/squid/squid.conf.originale

possiamo ora configurare squid con il comando

# nano /etc/squid/squid.conf

cerchiamo e modifichiamo come segue la riga http_port http_port 192.168.1.1:y con y intero fra 0 e 65536 io consiglio y = 8888 allo stesso modo cerchiamo e modifichiamo la riga cache_mem cache_mem X MB con X valore intero pari a un quarto della ram A questo punto potete scegliere la cartella dove squid mettera’ la cache cache_dir ufs /var/spool/squid 2048 16 256 in questo caso sto dicendo a squid di usare la cartella /var/spool/squid (di default) assegnando un massimo di 2048 Mb e di usare al piu’ 16 Mb per la cache di primo livello e 256 Mb per la cache di secondo livello Se volete cambiare la cartella pero’ sono necessari alcuni piccoli accorgimenti

  1. create la cartella
  2. assegnatele il giusto proprietario che per ubuntu e’ proxy

quindi per il punto uno eseguite

# mkdir /percorso/nomecartella

per il punto due eseguite invece

#chown -R squid.squid /usr/local/squid/var/cache && squid -z

Torniamo ora al file di configurazione, l’unica cosa che manca sono i permessi che da squid sono gestiti con un sistema noto come acl cerchiamo quindi la riga acl localnet src 192.168.0.0/16 # RFC1918 possible internal network e sotto aggiungiamo acl miasottorete src x.x.x.x/24 # Rete locale dove x.x.x.0/24 indica l’indirizzo della sottorete cerchiamo ora la riga http_access allow localhost e sotto ad essa inseriamo http_access allow miasottorete a questo punto possiamo creare la cache con il comando sopracitato

# squid -z

e quindi lanciare finalmente squid

# service squid start

e adesso dopo aver accuratamente premuto ctrl+d possiamo passare al lato client andate su Sistema -> Preferenze -> Proxy di rete cliccate sulla spunta configurazione manuale del proxy e su usare lo stesso proxy per tutti i protocolli quindi inserite x.x.x.x y con x.x.x.x indirizzo ip del server e y numero di porta che avete scelto precedentemente. cliccate anche sulla spunta usare lo stesso proxy per tutti i protocolli e festa finita state usando un proxy.

 

Comando vocale da shellShell voice control

Questo howto e’ qui grazie al dialogo avuto sulla spiaggia con un amico che purtroppo non usa il comando vocale per fare il “figo” come me, ma per necessita’. Purtroppo lo sviluppo delle tecnologie assistive soprattutto in Italia e’ sempre appannaggio di pochi speculatori che sviluppano solo per sistemi commerciali e a costi che in alcuni casi sono proibitivi. VENDERE SOFTWARE DI QUESTO TIPO E’ DA PEZZI DI MERDA E I GUADAGNI SU QUESTO TIPO DI TECNOLOGIE NON SONO GIUSTIFICABILI. Finita la piccola parentesi personale passiamo alla liberalizzazione :). Innanzitutto prendiamo possesso della macchina con il proverbiale

$ sudo su

Per Ubuntu fino alla versione lucid aggiungiamo i repository per recuperare i pacchetti necessari con

# add-apt-repository ppa:dhuggins/cmusphinx && apt-get clean && apt-get update

Da oneiric in poi

# cat "deb http://ppa.launchpad.net/dhuggins/cmusphinx/ubuntu lucid main 
deb-src http://ppa.launchpad.net/dhuggins/cmusphinx/ubuntu lucid main " >> /etc/apt/sources.list && apt-get clean && apt-get update

se vogliamo realmente usare il comando vocale dobbiamo inoltre installare

# apt-get install gstreamer0.10-pocketsphinx xdotool

creiamo una cartellina per lavorare

# mkdir tmp

a questo punto possiamo scaricare il nostro meraviglioso programmino

# wget http://voximp.googlecode.com/files/voximp-0.0.1.tar.gz

decomprimiamo con

# tar -xvzf voximp-0.0.1.tar.gz

adesso spostiamo il programma nella cartella giusta

# mv voximp.py /usr/bin/voximp
# cd  sample_configs
# mv voximpconf.py.sample voximpconf.py
# mkdir ~/.config/voximp/
# cp * ~/.config/voximp/

e adesso dopo aver accuratamente premuto ctrl+d

$ voximp

e parlate liberamente al computer il quale ovviamente ora come ora non capirà altro che poche parole inglesi, ma la bellezza di questo programmino oltre alla leggerezza è l’uso di un modello vocale abbastanza diffuso ma soprattutto modificabile. Su questo sito potete contribuire a sviluppare un modello vocale italiano libero e usabile anche per programmi come sphinx e Julius. Per ora e’ tutto ma ci saranno aggiornamenti.

This howto here cause a dialogue was on the beach with a friend who unfortunately does not use the voice command to be “cool” like me, but out of necessity. Unfortunately, the development of assistive technology, and especially in Italy increasingly the preserve of a few speculators who develop trading systems and only for costs that are prohibitive in some cases. SALE OF THIS TYPE OF TECHNOLOGY IS BEHAVIOUR OF PIECES OF SHIT AND I CONSIDER THIS NOT JUSTIFICABLE. First This howto here cause a dialogue was on the beach with a friend who unfortunately does not use the voice command to be “cool” like me, but out of necessity. Unfortunately, the development of assistive technology, and especially in Italy increasingly the preserve of a few speculators who develop trading systems and only for costs that are prohibitive in some cases. SALE OF THIS TYPE OF TECHNOLOGY IS BEHAVIOUR OF PIECES OF SHIT AND I CONSIDER THIS NOT JUSTIFICABLE. First This howto here cause a dialogue was on the beach with a friend who unfortunately does not use the voice command to be “cool” like me, but out of necessity. Unfortunately, the development of assistive technology, and especially in Italy increasingly the preserve of a few speculators who develop trading systems and only for costs that are prohibitive in some cases. SALE OF THIS TYPE OF TECHNOLOGY IS BEHAVIOUR OF PIECES OF SHIT AND I CONSIDER THIS NOT JUSTIFICABLE. First

$ sudo su

For Ubuntu until lucid add some repository

# add-apt-repository ppa:dhuggins/cmusphinx

From oneiric onwards

# cat "deb http://ppa.launchpad.net/dhuggins/cmusphinx/ubuntu lucid main deb-src http://ppa.launchpad.net/dhuggins/cmusphinx/ubuntu lucid main " >> /etc/apt/sources.list && apt-get clean && apt-get update

and install the necessary dependencies

# apt-get install gstreamer0.10-pocketsphinx xdotool

make a work directory

# mkdir tmp

download the little magic program

# wget http://voximp.googlecode.com/files/voximp-0.0.1.tar.gz

uncompress it with

# tar -xvzf voximp-0.0.1.tar.gz

move the program in the right directory

# mv voximp.py /usr/bin/voximp

# cd  sample_configs

# mv voximpconf.py.sample voximpconf.py

# mkdir ~/.config/voximp/

# cp * ~/.config/voximp/

leave the root shell with ctrl+d and

$ voximp

Speak to your pc and he will understand (something) Stay tuned and may the source be with you.

Aggiungere una applicazione al menu’ di gnome3How to add an application to the Gnome 3 application launcher

Questo howto deriva dalla seguente pagina e visto che ho trovato la cosa quantomeno basilare per ogni utente con l’esigenza di installare applicazioni non presenti nei repository ufficiali ho pensato di creare la mia versione di tale howto. Apriamo una shell e innanzitutto prendiamo possesso della macchina con

$ sudo su

Gnome 3 usa un sistema poco intuitivo ma decisamente ingegnoso per gestire il menu’ delle applicazioni.Tutte le voci di menu’ sono infatti dei file .desktop conteuti nella cartella /usr/share/applications quindi per aggiungere un’applicazione basta andare nella cartella e creare un nuovo file

# cd /usr/share/applications

per risparmiare tempo e non commettere errori e’ sicuramente piu’ conveniente copiare un file gia’ presente nella cartella con un nome diverso

# cp applicazione_nella_cartella.desktop nuova_applicazione.desktop

e modificarne opportunamente il contenuto

# nano nuova_applicazione.desktop

nel file troveremo i seguenti campi obbligatori e modificabili

[Desktop Entry]

Name=nome applicazione

Comment=descrizione applicazione

Icon=icona dell'applicazione

Exec=/percorso/assoluto/dell/'/eseguibile/dell/'/applicazione

Terminal=false

Type=Application Categories=Development;IDE;Java

StartupNotify=true

Andiamo con ordine partendo dall’alto la prima informazione che oggettivamente nel file manca e’ la posizione delle icone che si trovano nella cartella /usr/share/icons quindi se serve

# cp icona.png /usr/share/icons

La voce Terminal puo’ essere modificata con il valore true se si vuoi eseguire l’applicazione in un terminale. Questo e’ tutto lasciamo quindi il sistema al suo destino con ctrl+d

$

For english how to you can see this page

Aprire ed2k con firefoxOpen ed2k with firefox

Parlando con diverse persone di gestione e potenzialità della rete, ho notato che quasi tutti quelli con cui ho parlato hanno abbandonato per le applicazioni p2p il protocollo donkey a vantaggio del torrent. A mio avviso sono entrambi due protocolli validissimi ed è per questo che ho pensato di scrivere questo post. Ma andiamo con ordine. PREMESSA IO NON MI RITENGO RESPONSABILE DELL’USO IMPROPRIO DI TALI PROTOCOLLI QUESTO ARTICOLO MOSTRA SOLO COME INTEGRARE ALCUNE APPLICAZIONI CON FIREFOX. Detto ciò passiamo al dunque Per Ubuntu 11.04

$ cd .mozilla/firefox/xxxxxxx.default

dove xxxxxxx.default rappresenta il profilo di firefox che state usando

$ nano prefs.js

e in fondo al file aggiungete le tre righe seguenti

user_pref("network.protocol-handler.app.ed2k", "/usr/bin/ed2k");
user_pref("network.protocol-handler.expose.ed2k", false);
user_pref("network.protocol-handler.external.ed2k", true);

a questo punto cliccando su un file con protocollo ed2k firefox vi chiederà l’applicazione con cui aprirlo se usate amule ad esempio basta eseguire su una shell il comando

$ which ed2k

e inserire la stringa risultante nel form per l’apertura file di firefox. Per chi usa gnome chiudete firefox editare il file home/.mozilla/firefox/xxxxxxx.default/pref.js eliminando TUTTE le voci che contengono ed2k poi eseguite la riga sotto

$ gconftool-2 -t string -s /desktop/gnome/url-handlers/ed2k/command "/path/to/ed2k %s" && gconftool-2 -t bool -s /desktop/gnome/url-handlers/ed2k/needs_terminal false && gconftool-2 -t bool -s /desktop/gnome/url-handlers/ed2k/enabled true

a questo punto cliccando su un file con protocollo ed2k firefox vi chiedera’ l’applicazione con cui aprirlo se usate amule ad esempio basta eseguire su una shell il comando

$ which ed2k

e inserire la stringa risultante nel form per l’apertura file di firefox. Se vi trovate di fronte al problema di fake file su amule basta usare siti com angelmule e ricordate che per la comunità europea suggerire non è reato

FIrst DISCLAMIER  THIS ARTICLE SHOWS ONLY HOW TO INTEGRATE  SOME APPLICATIONS WITH FIREFOX.
I WILL NOT RESPOND FOR  READER’S USE OF THIS PROTOCOL.
Ubuntu 11.04

$ cd .mozilla/firefox/xxxxxxx.default

xxxxxxx.default iis the profile you’re using firefox

$ nano prefs.js

and add the following three lines at bottom of the file user_pref (“network.protocol-handler.app.ed2k”, “/ usr/bin/ed2k”); user_pref (“network.protocol-handler.expose.ed2k”, false); user_pref (“network.protocol-handler.external.ed2k”, true); when click on a ed2k link firefox will ask the application to open it. If you use amule for example, you can run a shell command

$ which ed2k

and insert the resulting string in the firefoxs form For generic gnome users (not ubuntu 11,04)

  1. Close firefox
  2. edit the home/.mozilla/firefox/ xxxxxxx.default/pref.js
  3. delete all entries that contain ed2k
  4. open a shell then run the line below
  5. $ Gconftool-2-t-string -s /desktop/gnome/url-handlers/ed2k/command “/ path/to/ed2k%s” && gconftool-2-t bool -s /desktop/gnome/url-handlers/ed2k/needs_terminal false && gconftool-2-t bool -s /desktop/gnome/url-handlers/ed2k/enabled true

  6. clicking on a file with firefox ed2k protocol will ask ‘the application to open it if you use such amule
  7. just run a shell command
  8. $ Which ed2k

  9. and insert the resulting string in the form for opening files of firefox.

If you are faced with the fake files just use amule with angelmule and remember that for the European community suggest is not a crime!!!

fstab guida velocefast fstab howto

Chiunque abbia mai usato un sistema ubuntu per trasferire files su un supporto usb ha sicuramente notato che appena inserito il supporto viene immediatamente montato e aperto sotto forma di cartella. Spesso però quando tale supporto è utilizzato di frequente conviene decidere il nome e il punto di mount soprattutto se come me usate la shell per lavorare sui files. Lo scopo di questa guida è di spiegare come interagire con fstab per fare in modo che il vostro supporto usb sia montato automaticamente nella cartella da voi preferita Andiamo su

applicazioni->accessori->terminale

E prendiamo possesso della macchina con

$ sudo su

A questo punto inseriamo il supporto e dopo il mount automatico eseguiamo

# mount

mount mostrerà il supporto appena montato nell’ultima posizione della lista possiamo leggere con che device è stato identificato il nostro supporto, tipicamente se usate un pc con un disco singolo il sistema vedrà il supporto come /dev/sdb . Una volta identificato il device, da qui in poi sdX, possiamo ottenere gli id unici meglio noti come UUID delle singole partizioni all’interno del supporto con il comando

blkid /dev/sdXy

con y numero della partizione che ci interessa montare. Il sistema risponderà con qualcosa di simile

/dev/sdXy: LABEL="ETICHETTA" UUID="1234567890ABCDEF" TYPE="filesystem"

Andiamo ad analizzare le informazioni ottenute

  • /dev/sdXy: è il device identificato dal sistema
  • LABEL: è l’etichetta della partizione
  • UUID: è l’identificativo univoco della partizione
  • TYPE: è il tipo di filesystem (fat.ntfs,jfs,ext4…)

Ora che sappiamo con cosa abbiamo a che fare, possiamo passare al lavoro più serio. Se si dispone già di una cartella vuota su cui montare il vostro device bene altrimenti

# mkdir percorso_assoluto_scelto_per_il_mount

una volta creata la cartella andiamo a fare una copia del nostro fstab originale (i pisani dicono sempre “è meglio avè paura che toccarne”)

# cp /etc/fstab /etc/fstab.bkup

Prima di editare fstab devo fare alcune raccomandazioni, editare fstab può essere pericoloso quindi raccomando caldamente di NON MODIFICARE le righe già presenti nell’ fstab, ora possiamo editare fstab

# nano /etc/fstab

fstab si presenta più o meno in questa maniera

# /etc/fstab: static file system information.
#
#                

proc    /proc   proc    nodev,noexec,nosuid     0       0
#Entry for /dev/sdXy :
UUID=01234567-890a-bcde-f012-3456789abcde     /       jfs     errors=remount-ro       0       1
#Entry for /dev/sdXz :
UUID=12345678-90ab-cdef-0123-456789abcdef       none    swap    sw      0       0

In effetti non è proprio così intuitivo e fra le altre cose PUO’ ESSERE RISCHIOSO quindi CI LIMITEREMO AD AGGIUNGERE UNA LINEA modificando fstab in questo modo

# /etc/fstab: static file system information.
#
#                

proc    /proc   proc    nodev,noexec,nosuid     0       0
#Entry for /dev/sdXy :
UUID=01234567-890a-bcde-f012-3456789abcde     /       jfs     errors=remount-ro       0       1
#Entry for /dev/sdXz :
UUID=12345678-90ab-cdef-0123-456789abcdef      none    swap    sw      0       2
UUID=1234567890ABCDEF"        percorso_assoluto_scelto_per_il_mount    mio_filesistem    defaults    0    2

una volta modificato con i vostri parametri fstab possiamo effettivamente testare se funziona con

# mount -a

se avete eseguito tutto correttamente non dovrebbe restituire nessun messaggio e eseguendo

# ls percorso_assoluto_scelto_per_il_mount

dovreste visualizzare i file presenti sul device a questo punto potete lasciare il sistema al suo destino con ctrl+d

$

Anyone who has ever used an ubuntu system to transfer files on usb support has surely noticed that just entered the media is immediately mounted and opened as a folder. Often, when such support is used frequently should decide the name and mount point, especially if like me you use the shell to work on files. The purpose of this guide is to explain how to interact with fstab to make sure that your USB is installed automatically in your preferred folder First open a terminal and take the power with

$ sudo su

Plug in the device and after the automount type

# mount

Your device is listed in last position, once you have identified the device, from here sdX, we get the unique id better known as UUIDs of each partition inside the mount with the command

blkid /dev/sdXy

with y partition number that we want to mount. The system will respond with something like

/Dev/sdxy: LABEL = "LABEL" UUID = "1234567890ABCDEF" TYPE = "filesystem"

We analyze the information obtained

  • /Dev/sdxy: is the device identified by the system
  • LABEL: is the label of the partition
  • UUID: is the unique identifier of the partition
  • TYPE: the type of filesystem (fat.ntfs, jfs, ext4 …)

Now that we know what we do, we can move on to more serious work. If you already have an empty folder on which to mount your device otherwise well

# Mkdir absolute_pathname_of_desidered_mountpoint

Once we created the folder to make a copy of our original fstab (the Pisan always say “meglio avè paura che toccarne”)

# cp /etc/fstab/etc/fstab.bkup

Before edit fstab i must explain some recommendations, EDIT FSTAB CAN BE DANGEROUS, so I highly recommend that you keep the lines already present in fstab, you can now edit fstab

# nano / etc / fstab

fstab appear like this

# / Etc / fstab: static file system information.
#
#      

proc / proc proc nodev, noexec, nosuid 0 0
# Entry for / dev / sdxy:
UUID = 01234567-f012-890th-bcde-3456789abcde / jfs errors = remount-ro 0 1
# Entry for / dev / sdXz:
UUID = 12345678-90ab-cdef-0123-456789abcdef none swap sw 0 0

Ok this is not so intuitive, cause this CAN BE RISKY so we ONLY add A LINE to fstab

# / Etc / fstab: static file system information.
#
#      

proc / proc proc nodev, noexec, nosuid 0 0
# Entry for / dev / sdxy:
UUID = 01234567-f012-890th-bcde-3456789abcde / jfs errors = remount-ro 0 1
# Entry for / dev / sdXz:
UUID = 12345678-90ab-cdef-0123-456789abcdef    
UUID = 1234567890ABCDEF  absolute_pathname_of_desidered_mountpoint defaults 0 0

test with

# mount -a

if you have done everything correctly should not return any message, and performing

# ls absolute_pathname_of_desidered_mountpoint

you should see the files on the device at this point you can leave the system to its fate with ctrl + d

$

Codecs video su UbuntuUbuntu video codec s

A tutti gli utenti Linux è capitato almeno una volta di non riuscire a vedere un video per  mancanza dei codecs video o audio non installati. La causa principale è l’ esistenza di una certa cerchia di persone che causa interesse economico e imbecillità preferisce non favorire lo sviluppo dei sistemi open. Lasciando stare le note dolenti andiamo a vedere come dimostrare ai suddetti idioti che non possono fermare il progresso. Innanzitutto prendiamo possesso della macchina con

$ sudo su

aggiungiamo ai repository i repository di medibuntu con la relativa chiave e aggiorniamo la lista dei pacchetti.

# wget --output-document=/etc/apt/sources.list.d/medibuntu.list http://www.medibuntu.org/sources.list.d/$(lsb_release -cs).list &&  apt-get --quiet update && apt-get --yes --quiet --allow-unauthenticated install medibuntu-keyring && apt-get --quiet update

fatto questo possiamo installare i codecs con

# apt-get install libdvdcss2 non-free-codecs

a questo punto mancano solo i codecs winzoz windows per le architetture a 32 bit

# apt-get install w32codecs

per le architetture a 64 bit

# apt-get install w64codecs

e lasciamo il sistema al suo destino con ctrl+d

$

A common problem for linux users is the missing audio or video codecs. The main cause is the ‘existence of a certain circle of people that causes economic interest and stupidity do not want to encourage the development of open systems. Now we demonstrate to these idiots who can not stop progress. First

$ sudo su

add medibuntu repository and relative keys than update packages list.

# wget --output-document=/etc/apt/sources.list.d/medibuntu.list http://www.medibuntu.org/sources.list.d/$(lsb_release -cs).list &&  apt-get --quiet update && apt-get --yes --quiet --allow-unauthenticated install medibuntu-keyring && apt-get --quiet update

now we can install the codecs

# apt-get install libdvdcss2 non-free-codecs

a questo punto mancano solo i codecs winzoz windows for 32 bit architecture

# apt-get install w32codecs

for 64 bit architecture

# apt-get install w64codecs

and leave the sistem whith con ctrl+d

Aggiornamento

I repository di medibuntu sono stati disattivati infatti ormai i codec si possono trovare su quasi tutti i repository usati e conosciuti per quanto riguarda libdvdcss vlc  mette a disposizione un repository che tiene sempre la copia piu’ aggiornata per aggiungerli quindi basta editare il file /etc/apt/sources.list con un editor qualsiasi e permessi di root e aggiungere le righe riportate qui sotto

deb http://download.videolan.org/pub/debian/stable/ /
deb-src http://download.videolan.org/pub/debian/stable/ /

Oppure aprite una shell e eseguite i seguenti comandi

$sudo su

dopo aver preso possesso del sistema

# cat "deb http://download.videolan.org/pub/debian/stable/ /
deb-src http://download.videolan.org/pub/debian/stable/ /" >> /etc/apt/sources.list && apt-get clean && apt-get update && apt-get upgrade

Al termine uscite pure con ctrl+d

Autologin sshAutologin ssh

Lo scopo di questo post è eliminare per sempre la fastidiosa password imposta da ssh sui pc remoti innanzitutto creiamo una chiave unica rsa che ci identifica con

$ ssh-keygen -t rsa
Generating public/private rsa key pair.
Enter file in which to save the key (/home/username/.ssh/id_rsa): 
Created directory '/home/username/.ssh'.
Enter passphrase (empty for no passphrase): 
Enter same passphrase again: 
Your identification has been saved in /home/username/.ssh/id_rsa.
Your public key has been saved in /home/username/.ssh/id_rsa.pub.
The key fingerprint is:
4e:3f:15:59:3c:6d:54:7d:ff:a5:2b:56:17:fc:7d:fa username@remotehost

creiamo la cartella .ssh (se esiste non succede nulla)

$ ssh username@localhost mkdir -p .ssh
username@localhost's password:

Ora inseriamo la nuova chiave pubblica sull’ host remoto username@remotehost:.ssh/authorized_keys ed inseriamo per l’ultima volta la password:

$ cat .ssh/id_rsa.pub | ssh username@remotehost 'cat >> .ssh/authorized_keys'

da questo momento digitando

$ ssh remotehost -l username

dalla vostra macchina non vi servirà più la password!!!

The purpose of this post is eliminate the annoying passwords  from ssh connection on a remote PC First we make a public rsa key

$ ssh-keygen -t rsa
Generating public/private rsa key pair.
Enter file in which to save the key (/home/username/.ssh/id_rsa): 
Created directory '/home/username/.ssh'.
Enter passphrase (empty for no passphrase): 
Enter same passphrase again: 
Your identification has been saved in /home/username/.ssh/id_rsa.
Your public key has been saved in /home/username/.ssh/id_rsa.pub.
The key fingerprint is:
4e:3f:15:59:3c:6d:54:7d:ff:a5:2b:56:17:fc:7d:fa username@remotehost

make a .ssh folder (if exist is no bad)

$ ssh username@localhost mkdir -p .ssh
username@localhost's password:

Ora inseriamo la nuova chiave pubblica sull’ host remoto username@remotehost:.ssh/authorized_keys ed inseriamo per l’ultima volta la password: Now insert the new public key on the remote host username@remotehost:.ssh/authorized_keys and enter the password for the last time:

$ cat .ssh/id_rsa.pub | ssh username@remotehost 'cat >> .ssh/authorized_keys'

from this moment onwards typing

$ ssh remotehost -l username

and no more password needed!!!